22/02/2015 LE DONNE IN CAMPO DELLA CIA PARTONO
CON IL “TRENO VERDE” DI LEGAMBIENTE E FS
Le agricoltrici partecipano all’iniziativa speciale di quest’anno dedicata all’agricoltura italiana di qualità, in vista di Expo 2015. Donne in Campo sale a bordo del “Treno Verde”, lo storico convoglio di Legambiente e Ferrovie dello Stato che quest’anno dedica il suo viaggio sui binari italiani all’agricoltura e all’alimentazione di qualità in vista di Expo Milano 2015.
L’associazione femminile della Cia-Confederazione italiana agricoltori è infatti partner dell’iniziativa. Dalla Sicilia alla Lombardia, dalla Puglia alla Toscana, le Donne in Campo saranno protagoniste delle quindici tappe previste dal 18 febbraio all’11 aprile attraverso i propri gruppi territoriali con incontri, mercatini e agricatering. La campagna con questa edizione speciale vuole evidenziare l’apporto fondamentale dell’agricoltura alla riduzione degli effetti dei cambiamenti climatici, alla corretta alimentazione e alla cultura dei territori rurali.
“Nutrire è un atto femminile - afferma la presidente di Donne in Campo Mara Longhin-. Non a caso sono le donne le custodi delle tradizioni contadine e le migliori garanti di un’agricoltura sostenibile che coniuga il diritto all’alimentazione con il dovere di salvaguardare le risorse naturali e la libertà di produrre”.
TAPPE DONNE IN CAMPO IN SICILIA
SUL TRENO VERDE 2015
24 FEBBRAIO – CALTANISSETTA
IL CANE DI MANNARA - AZ. BELLOMO
In collaborazione con SAMANNARA
Associazione per la salvaguardia del cane di mannara
27 FEBBRAIO - PALERMO
L’APICOLTURA BIOLOGICA - AZ. BERGI
IL CANE DI MANNARA – MASTINO SICILIANO
24 FEBBRAIO – CALTANISSETTA
In collaborazione con SAMANNARA
Associazione per la salvaguardia del cane di mannara
In data 7 ottobre 2014, l’Ente nazionale della cinofilia italiana ha attivato il registro supplementare aperto per la razza Cane di mannara, premiando gli sforzi dell’Associazione Samannara che dal 2010 (anno della sua costituzione), ha lavorato alacremente per recuperare e salvare dall’estinzione questa antica razza siciliana, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Messina che ha curato le misurazioni dei soggetti ed il prelievo di sangue per le ricerche di tipo genetico.
Ma chi è il cane di mannara detto anche mastino siciliano?
Esso appartiene ad una popolazione rustica legata alla pastorizia e viene utilizzato ancora oggi per la guardia negli allevamenti ovini e bovini. E’una razza antichissima.
Cani di tipo mastino furono introdotti dai Fenici nel secondo millennio a.C. e successivamente importati in Sicilia dall’Epiro da Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa, nel 404 a.c.
Le dominazioni succedutesi in Sicilia contribuirono ciascuna a determinare mutamenti del territorio e dell’economia dell’Isola anche con importazioni di specie vegetali e di razze di animali domestici.
Così alcune caratteristiche presenti ancora oggi nei nostri cani di mànnara sono verosimilmente dovute all’introduzione di un cane dall’Africa da parte degli arabi nell’800 d.C., in pratica il progenitore dell’attuale cane dell’Atlas marocchino.
L’impiego del nostro cane pare essere stato sempre quello della guardia alla mànnara, “dall’arabo “manzrah” ovvero area chiusa che rappresenta il tipico ricovero deputato all’allevamento degli ovi caprini.
In montagna la mànnara era costruita con un muro di pietre a secco alto un metro e mezzo su cui stavano sistemati rami di ginestra spinosa o di susino selvatico. Le sue caratteristiche costruttive testimoniano la necessità di difendersi dai predatori. La necessità di un cane da guardia era molto più sentita, sino ai primi anni del novecento, quando il lupo era una realtà con la quale si doveva fare i conti.
E’ un cane sicuro, addestrabile e molto legato all’uomo e continua ancora oggi a svolgere la sua funzione difendendo le pecore e gli agnelli dalla predazione dei cani randagi e inselvatichiti e dalle volpi, molto diffuse nell’ambiente rurale siciliano.
Si tratta di un cane di grande taglia, di forte ossatura, armonico, con le caratteristiche del cane da montagna.
La razza ha rischiato l’estinzione per la difficoltà di reperimento di soggetti puri, a causa della generalizzata crisi dell’agricoltura e della zootecnia che hanno provocato una diminuzione del numero e della consistenza degli allevamenti ovini rispetto al passato nonché per ladiminuzione della transumanza legata alla crisi anzidetta ed a motivi sanitari che ne impediscono la pratica.
Un altro fattore che ha reso difficile il recupero della razza è stato laperdita della memoria storica e della cultura tradizionale delle nuove generazioni di pastori che non ricordano più il cane di mànnara enon hanno interesse al suo recupero.
Oggi la razza si può dire salva ed ha iniziato l’iter di riconoscimento secondo le procedure dell’ENCI e della FCI.
Due raduni sono stati organizzati l’11 maggio ed il 21 dicembre 2014 esono stati già consacrati i primi mastini capostipiti. Tra di essi qualche soggetto rustico di eccellente qualità che servirà a riportare la razza al suo antico splendore. (Florindo Arengi).
APICOLTURA
27 FEBBRAIO - PALERMO
L’APICOLTURA BIOLOGICA - AZ. BERGI
Un numeroso sciame di api abitava un alveare spazioso. […] La loro dimora era un perfetto seminario di scienza e d’industria. B. De Mandeville, La favola delle api.
Nella società delle api ogni essere svolge specifiche funzioni. Singolo e collettività si equilibrano per rispondere alle complesse esigenze del “sistema alveare”. Dalla preistoria ad oggi l'uomo ha imparato ad allevare le api razionalmente.
L’apicoltura è un’attività agricolo-zootecnica. In Sicilia prevale l’allevamento di famiglie di api di razza ligustica (Apis mellifera ligustica) a sfavore della poco diffusa Apis mellifera sicula, di colore scuro e con ali di più piccole dimensioni. L’ape siciliana si adatta particolarmente alle condizioni climatiche dell’ Isola, inoltre è resistente alle malattie, ha uno sviluppo precoce della covata, scarsa tendenza al saccheggio, basso consumo di miele, capacità di moltiplicarsi anche partendo da piccoli nuclei.
Le api, instancabili volatrici, contribuiscono al mantenimento delle coltivazioni agrarie, della biodiversità e dell’habitat naturale. Con la loro peluria prelevano granuli di polline che inconsapevolmente depositano su altri fiori. Ciliegio, mandorlo, ulivo, castagno, asparago, cipolla, lattuga, melone, zucca, sulla, trifoglio, veccia sono solo alcune tra le piante che hanno bisogno delle api per il prezioso “servizio di impollinazione” che assicura produzioni maggiori, con frutti più grandi e regolari.
Per la loro tutela è stata istituita un’anagrafe zootecnica apistica per monitorare dal punto di vista sanitario gli alveari e informare il consumatore sui prodotti commercializzati. Purtroppo la condizione di allevamento facilita la diffusione dei nemici dell’alveare. Le infestazioni di Varroa, un acaro parassita che succhia emolinfa dalle api portandole alla morte, non sono ancora sistematicamente combattute.
Considerate indicatori di vivibilità ambientale, le api subiscono la presenza di metalli pesanti, pesticidi e isotopi radioattivi. È quindi possibile monitorare il livello di inquinamento analizzando i residui che si accumulano sul loro corpo.
L'apicoltura ha il pregio di impiegare per il pascolo apistico risorse di territori agricoli, forestali e naturali come i fiori, con il grande vantaggio che le api possono pascolare senza che steccato, recinzione o confine le ostacoli. È possibile praticare l'apicoltura, anche se non si possiede terra, come hobby o per professione.
Tra i prodotti dell’alveare la produzione del miele è la più diffusa. Sono ancora pochi gli allevatori che diversificano la produzione attraverso la vendita di pappa reale, cera, propoli e polline, veleno, famiglie di api e api regine. Tra i servizi aggiuntivi “il servizio di impollinazione” viene praticato frequentemente. (Gea Turco)